Per Biagio de Giovanni Filosofo, maestro e amico carissimo
Il 22 aprile 2026 si è spento a Napoli Biagio de Giovanni, filosofo di fama internazionale, eurodeputato, professore di Storia della dottrine politiche e di Filosofia morale nelle Università di Bari, Salerno, Napoli, Rettore dell’Università “l’Orientale” di Napoli, accademico dei Lincei, saggista acuto, scrittore instancabile fino alla fine dei suoi giorni, maestro di pensiero e di vita. Fine e ricercato conferenziere, ha animato vivaci dibattiti e tavole rotonde in varie sedi, in particolare all’Istituto Italiano per gli Studi Storici e all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli.
L’ho conosciuto all’età di 23 anni, quando mi affacciavo in punta di piedi, con grande timidezza e senso di responsabilità al mondo della ricerca e della vita universitaria, che poi sarebbe venuta. Frequentavo all’epoca l’Istituto Italiano per gli Studi Storici, fondato a Napoli da Benedetto Croce e lavoravo al mio primo libro su Giambattista Vico.
Gino, cosi’ amava farsi chiamare dagli amici, era già uno stimato ricercatore di studi giuridici e filosofici e, con i suoi studi su Francesco D’Andrea aveva acquisito la fama di esperto della filosofia napoletana tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700. Andai da lui con uno scarno primo manoscritto del mio libro Natura e humanitas nel giovane Vico, che pubblicai dopo numerosi confronti e discussioni. Gino leggeva tutto, annotava al margine, sottolineava cio’ che gli sembrava particolarmente interessante e poi ne parlavamo insieme. Fu per me una palestra di vita, oltre che di crescita culturale, e, poiché esitavo a licenziare quel lavoro, come accade soprattutto ai principianti, ma credo a tutti coloro che scrivono, un giorno mi disse: “ Mari’, devi chiudere e pubblicare. Nulla ti vieterà di ritornare a lavorare su Vico”. E cosi’ fu, il dialogo con Vico e con De Giovanni in realtà è durato fino a qualche mese fa…e si è avvalso di una profonda amicizia.
Ho poi avuto la fortuna di essere la sua assistente per tutto il periodo della sua docenza all’Università di Salerno in qualità di professore di Filosofia morale. Gli autori che sceglievamo insieme con cura per i corsi e i seminari universitari riguardavano autori come Hegel, Marx, Gramsci, Croce. Il lavoro fatto insieme in quegli anni ha lasciato in me un segno indelebile: la filosofia non è solo dottrina, è strumento di vita e va sempre collegata alla realtà del nostro presente. Studiare, leggere quegli autori, significa interrogarli a partire dai nostri problemi di oggi; sicché la “politica” nel senso più alto del termine, è parte integrante della ricerca filosofica. L’ultimo suo libro, appena apparso per l’Editoriale Scientifica, non a caso, è dedicato a La filosofia e i totalitarismi europei tra XIX e XX secolo.
“La filosofia, per giovar al gener umano, dee sollevar e reggere l’uomo caduto e debole, non convellergli la natura né abbandonarlo nella sua corrozione”.
L’incipit della V “degnità”, tratta dalla Scienza nuova di Giambattista Vico è stata l’elemento che ha unito ricerca, insegnamento, politica nella pratica di vita di Biagio de Giovanni ed è una fiaccola che lui ha lasciato ai suoi numerosi allievi, ai quali mi onoro di appartenere.
Altro faro della sua complessa e ampia eredità è la libertà del pensiero critico, il rispetto dei popoli e delle culture altre, l’idea di un’Europa unita nel segno dell’evoluzione dei tempi, ma attenta ai suoi valori che, oltre alla filosofia antica e al cristianesimo, trovano la loro orginalità nel mondo moderno con Francesco d’Andrea, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Baruch Spinoza , Giambattista Vico e con l’Illuminismo europeo, oltre che nella dialettica tra politica e diritto, nucleo essenziale dell’Occidente.
Mi piace qui ricordare infine la sua sensibilità e la sua competenza nell’arte pittorica e nella musica, tutti elementi che hanno contribuito alla ricchezza della sua complessa personalità e all’attenzione costante verso l’essere umano nelle sue varie espressioni.
La nostra Associazione si è ispirata e si ispira anche al lascito culturale e spirituale di Biagio de Giovanni e a cio’ che ha saputo “insegnare”. Ed è per questo che affido questo mio commosso ricordo al sito di “Peripli”, grata dell’esperienza culturale e umana che il maestro e amico carissimo ha lasciato a me e che spero di riuscire a trasmettere a coloro che frequentano le attività di “Peripli”.
Maria Donzelli
24 aprile 2026
Un pensiero per il mio Professore
Rita Felerico
Salerno, facoltà di Lettere e filosofia; la vecchia sede nel centro antico -Palazzo D’Avossa- non è più idonea ad ospitare gli studenti di una Università nascente. Fine anni ‘60, inizio dei ‘70 : si fondava una nuova Università e tutti i più ‘grandi’ intellettuali,italiani e stranieri, professori, ricercatori dovevano attraversare le aule insieme ad un numero più che raddoppiato di studenti. Il nuovo palazzo era in cemento armato, prospicente il piccolo fiume Irno. A renderlo meno grigio ed accogliente la forza di quel ‘desiderio di conoscenza’ , curioso e vivo degli studenti, tutti coinvolti nella costruzione di una particolare atmosfera di studio e impegno che vedeva all’opera tutte le cattedre della Facoltà,a testimoniare la nascita di un rapporto diverso fra studenti e fra studenti e Professori. Biagio De Giovanni è stato un protagonista di quel cambiamento.
La sua cattedra era invasa da moltissimi registratori ancor prima che la carismatica figura varcasse la soglia dell’aula ; la lezione del Prof doveva essere riascoltata, non era come le altre, ogni parola aveva il suo percorso di riflessione e di analisi, occorreva riascoltare, sbobinare, stampare – con il ciclostile – e distribuire.
Si doveva essere pronti per i dialoghi / confronti con gli altri studenti, anche di diversi percorsi di studio, pronti quando sarebbe toccato ad ognuno di noi salire in cattedra – come il Maestro voleva – per tenere la ‘nostra lezione’ a fine corso.
Una idea, un quotidiano vivere ed abitare lo spazio universitario che rivoluzionava il rapporto con lo studio, con le pagine dei libri, fra di noi e soprattutto con il Prof che era divenuto per noi ‘il Maestro’. Maestro non solo per il sapere e per il modo di condividerlo, di porgerlo didatticamente, ma per la capacità di suscitare in noi quel ‘fuoco’ partecipativo che non deve mai morire se si vuol veramente imparare e vivere.
Se concetti come libertà, responsabilità sociale ed etica, cittadinanza, democrazia e politica vissuta come esperienza positiva di cura e benessere sociale mi sostengono nel mio percorrere il mondo ancora oggi, lo devo a lui, alle letture sui classici della filosofia commentati insieme, al ragionamento critico che dovevamo sempre acuire e su cui ci stimolava. Al Prof / Maestro si potevano chiedere consigli di lettura estivi per poi confrontarsi, si poteva parlare di film, della bellezza dell’opera di particolari artisti, e di musica,delle scelte politiche, del posto delle donne nella società, dei partiti e della loro presenza ‘sociale’, del potere, delle sue mutevolezze e peso.
Intellettuale – banale dire completo, direi gramsciano- ricercatore in continuo movimento, semplice nel suo porsi verso gli altri, senza pregiudizi o presunti pensieri di superiorità, sempre aperto all’ascolto e al confronto, al dialogo, allo scoprire il denso e il significato dei valori, nella mia mente l’ho sempre percepito come un moderno Socrate.
Biagio de Giovanni, il Professore / Maestro, con lui mi sono laureata e lo confido con orgoglio. Per le sue qualità di uomo ed educatore mi ha insegnato ad ‘essere’ ed ‘esserci’ in questa vita.